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PSA, PER CHIUDERE DAVVERO L’EMERGENZA SERVONO GLI ULTIMI RISTORI E MENO BUROCRAZIA

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

15/05/2026

Il declassamento delle zone di restrizione per la Peste Suina Africana in provincia di Pavia rappresenta un passaggio importante, ma non basta ancora per parlare di pieno ritorno alla normalità. Dopo oltre due anni di emergenza, blocchi e limitazioni, il comparto suinicolo pavese entra in una fase nuova: quella della ripartenza. Una fase che, però, deve essere accompagnata da risorse certe, procedure più snelle e da un mercato capace di lasciarsi alle spalle diffidenze e pregiudizi.

È questo il quadro emerso durante l’incontro che si è svolto giovedì 7 maggio nella sede di Confagricoltura Pavia, dove allevatori e rappresentanti del settore hanno fatto il punto sulle conseguenze economiche della PSA e sulle condizioni necessarie per consentire alle imprese di riprendere davvero la propria attività.

La provincia di Pavia è stata uno dei territori più colpiti dall’emergenza. In questi anni il patrimonio suinicolo provinciale si è ridotto in modo drastico, arrivando a circa un terzo rispetto alla situazione precedente alla diffusione della malattia. Un dato che restituisce la profondità della crisi e il peso sostenuto dalle aziende, non solo sul piano sanitario, ma anche produttivo, commerciale e finanziario.

Il primo nodo ancora aperto riguarda i ristori. Gli indennizzi riconosciuti finora coprono soltanto il periodo fino a ottobre 2024. Restano quindi scoperti i mesi da novembre 2024 a fine marzo 2026, durante i quali gli allevatori hanno continuato a subire danni indiretti: limitazioni alla movimentazione, difficoltà di commercializzazione, perdita di competitività, svalutazione dei capi, maggiori costi gestionali e impossibilità di programmare con continuità l’attività aziendale.

«La situazione è quella che è – sottolinea Stefano Lamberti –. Mancano ancora i ristori per tutto il periodo che va da novembre 2024 alla fine di marzo 2026. Serve capire rapidamente quali strumenti si vogliono mettere in campo e se ci sono indicazioni concrete da Roma. Non possiamo restare appesi all’attesa che l’Italia attinga a riserve nazionali per poi scoprire, magari tra qualche mese, che le risorse non ci sono. Bisogna muoversi subito, valutando anche il ricorso al budget della PAC».

Secondo le valutazioni emerse durante l’incontro, il fabbisogno legato ai ristori ancora mancanti si aggira intorno ai 45 milioni di euro. Una cifra che conferma come la chiusura formale dell’emergenza non possa prescindere dalla copertura dei danni subiti nell’ultimo anno e mezzo.

Il secondo tema riguarda la ripartenza. Il declassamento delle restrizioni è un segnale positivo, ma la riapertura non produrrà automaticamente il recupero delle quote di mercato perse. Molte imprese dovranno ricostruire relazioni commerciali, reinvestire nelle strutture, ripopolare gli allevamenti e affrontare un contesto in cui permane il rischio di diffidenza verso territori che per lungo tempo sono stati associati all’emergenza PSA.

«Quella della PSA è una partita che si sta chiudendo – evidenzia il direttore di Confagricoltura Pavia Alberto Lasagna –. Cogliamo un segnale debolmente positivo, ma adesso serve accompagnare concretamente la ripartenza. Gli allevatori devono poter reinstallare, reinvestire e riprendersi le quote di mercato. È un percorso faticoso, ma confidiamo di farcela. Per questo servono meno burocrazia, procedure più rapide e strumenti che sgravino il più possibile le aziende in questa fase».

Confagricoltura Pavia intende portare queste priorità all’attenzione dei rappresentanti locali in Parlamento e in Regione Lombardia, proponendo un momento di confronto dedicato alla ripartenza del comparto suinicolo pavese. L’obiettivo è presentare una proposta concreta per il recupero dei ristori mancanti, articolata in una soluzione mista: metà attraverso credito d’imposta e metà tramite indennizzi diretti in conto capitale.

Dopo l’apertura dell’emergenza nell’agosto 2023, il territorio pavese ha sostenuto un costo altissimo. Ora la fase sanitaria sembra avviarsi verso una chiusura, ma quella economica è ancora aperta. Per chiudere davvero la partita PSA servono risorse, semplificazione e fiducia: senza questi tre elementi, la ripartenza rischia di restare solo sulla carta.

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