Confagricoltura delle province di Pavia, Vercelli e Novara non ha partecipato alla seduta del Tavolo tecnico per la revisione del Contratto-tipo di compravendita del risone, convocata l’11 giugno a Vercelli presso la Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte.
La decisione, assunta in un momento particolarmente delicato per il comparto risicolo, nasce dalla necessità di riportare al centro del confronto il tema più urgente per le imprese agricole: il valore del prodotto. Le quotazioni del risone continuano infatti a mantenersi su livelli estremamente bassi, in molti casi inferiori ai costi di produzione sostenuti dalle aziende. Una situazione che sta mettendo sotto pressione la sostenibilità economica delle imprese e che rischia di indebolire l’intera filiera.
Confagricoltura è impegnata da molti mesi nei lavori del Tavolo tecnico istituito a Vercelli per la revisione del Contratto-tipo di compravendita del risone, destinato a diventare un riferimento per l’intero areale risicolo del Nord-Ovest italiano. Il tema delle regole contrattuali resta importante, perché riguarda trasparenza, equilibrio nei rapporti commerciali e certezza delle condizioni di vendita. Tuttavia, nell’attuale contesto, non può essere considerato prioritario rispetto a una crisi di mercato che sta colpendo direttamente il reddito degli agricoltori.
Prima di discutere le clausole della compravendita, occorre infatti garantire che il prodotto abbia un valore adeguato, capace di remunerare il lavoro delle aziende agricole e di riconoscere i costi reali sostenuti in campo. Senza questo presupposto, ogni confronto sulle regole rischia di restare parziale e insufficiente.
La risicoltura rappresenta un settore strategico per le province di Pavia, Vercelli e Novara. Non è soltanto una produzione agricola di rilievo nazionale, ma anche un elemento decisivo per l’economia dei territori, per la loro identità e per il presidio ambientale di aree vaste e complesse. Le imprese risicole garantiscono lavoro, gestione del paesaggio, tutela della risorsa idrica e continuità produttiva in un comparto che ha costruito nel tempo competenze, qualità e riconoscibilità.
Proprio per questo, la situazione attuale richiede una presa di responsabilità da parte di tutta la filiera. La compressione dei prezzi non può scaricarsi esclusivamente sulla parte agricola, già chiamata a sostenere costi elevati, investimenti tecnici e gestionali sempre più impegnativi, vincoli normativi crescenti e le incognite legate all’andamento climatico.
La scelta di non partecipare alla seduta dell’11 giugno vuole dunque rappresentare un segnale chiaro: la revisione del Contratto-tipo potrà essere affrontata in modo utile solo dentro un quadro che riconosca la gravità della crisi e metta al centro la tenuta economica delle aziende agricole.
Per Confagricoltura, oggi, la priorità è costruire condizioni di mercato più eque e sostenibili, capaci di assicurare prospettive concrete alla risicoltura del Nord-Ovest e a migliaia di imprese che ogni giorno continuano a produrre valore per il territorio e per il Paese.
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