Confagricoltura Pavia guarda con attenzione e spirito costruttivo alla proposta Montenapoleone, il progetto presentato dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese per rilanciare e riposizionare i vini fermi del territorio. Una proposta che, secondo la presidente Marta Sempio, rappresenta un passaggio importante non solo sul piano della comunicazione, ma anche su quello della strategia agricola ed economica.
Confagricoltura Pavia era presente all’incontro di lunedì pomeriggio a Riccagioia, convocato dal Consorzio per presentare alle aziende la nuova ipotesi di valorizzazione. Al centro del confronto la volontà di affiancare al percorso già avviato con il Classese, dedicato al Metodo Classico da Pinot Nero, una nuova progettualità sui vini fermi, a partire dai rossi autoctoni come Croatina e Barbera.
«La proposta Montenapoleone rappresenta una scelta coraggiosa e lungimirante – commenta Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia –. È una decisione che nasce da una conoscenza approfondita del settore e soprattutto da una consapevolezza della storia del territorio. Non siamo davanti a un semplice intervento di comunicazione, ma a un tentativo di dare ordine, valore e prospettiva a una parte fondamentale della viticoltura oltrepadana».
Secondo Confagricoltura Pavia, il valore principale del progetto sta nel cambio di paradigma. Dopo anni in cui il dibattito sull’Oltrepò Pavese del vino si è spesso concentrato sulle difficoltà, Montenapoleone prova a indicare una via nuova: non limitarsi a gestire l’esistente, ma costruire un racconto più chiaro e più efficace delle diverse eccellenze del territorio.
«Apprezziamo in particolare il fatto che questa proposta non si areni su schemi consolidati – prosegue Sempio –. Dopo il lavoro avviato con il Classese, si apre una nuova fase per promuovere anche le altre eccellenze dell’Oltrepò. È un passaggio importante, perché la forza di questo territorio non sta in un solo prodotto, ma nella capacità di esprimere una pluralità di vini, storie, aziende e competenze».
Uno degli elementi più significativi è la costruzione di una piramide di posizionamento, pensata per rendere più leggibile l’offerta oltrepadana. L’Oltrepò produce vini di fasce diverse, dai prodotti più accessibili fino alle espressioni di maggiore pregio. Rendere questa articolazione più chiara può aiutare le imprese agricole a stare meglio sul mercato e, allo stesso tempo, rafforzare l’immagine complessiva della denominazione.
«Il punto non è archiviare la tradizione dell’Oltrepò – osserva Sempio – ma costruire le condizioni perché questa tradizione possa essere riletta, comunicata e valorizzata con strumenti più adatti al mercato di oggi. La pluralità produttiva del nostro territorio deve diventare una forza, non un elemento di confusione».
Particolarmente apprezzata anche la scelta del nome Montenapoleone. Un riferimento storico, legato a una denominazione già presente nell’immaginario vitivinicolo oltrepadano, ma anche un nome capace di evocare posizionamento, riconoscibilità e forza commerciale.
«Montenapoleone è un nome felice – conclude Sempio – perché coniuga la ricca storia dell’Oltrepò con un richiamo di marketing immediato e molto forte. Può incuriosire, aprire un racconto e agganciare nuovi pubblici. Naturalmente il percorso dovrà proseguire nel confronto con le imprese, perché ogni progetto di valorizzazione deve partire dalle aziende agricole. Sono loro a custodire i vigneti, a investire, a sopportare i rischi climatici e di mercato e a mantenere vivo il paesaggio delle nostre colline. Se sarà condiviso, Montenapoleone potrà diventare un modo intelligente per mettere la storia dell’Oltrepò al servizio del futuro».
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