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CEREALI, CRISI ANCORA APERTA: PREZZI BASSI, SICCITÀ E FILIERE SOTTO PRESSIONE

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

24/07/2026

Mentre la campagna di raccolta entra nel vivo, per il comparto cerealicolo pavese restano aperte criticità che non riguardano solo l’andamento di questa annata, ma un quadro ormai strutturale. I prezzi continuano infatti a collocarsi sotto soglie di reale convenienza economica, mentre i costi di produzione restano elevati e le prospettive per molte aziende si fanno sempre più incerte.

A richiamare l’attenzione sul valore strategico del settore è la presidente di Confagricoltura Pavia, Marta Sempio: la cerealicoltura rappresenta un presidio fondamentale non solo per il reddito delle imprese agricole, ma per l’intero sistema agroalimentare e zootecnico. Quando arretrano superfici, produzione e redditività, avverte Sempio, si indebolisce la capacità produttiva nazionale e cresce la dipendenza dall’estero.

Il quadro è reso ancora più delicato dalla situazione del mais. La siccità, infatti, sta complicando ulteriormente la campagna, con effetti che in diversi casi si traducono in produzioni compromesse o in trinciature anticipate, con ricadute sia sulle rese sia sulla qualità del prodotto. Un elemento che pesa su una coltura già strategica per le filiere agricole e zootecniche del Paese.

Sul fronte del frumento, Stefano Lamberti, presidente della sezione cerealicola di Confagricoltura Pavia, parla di numeri che continuano a preoccupare. Il frumento duro di qualità superiore è oggi quotato sotto i 300 euro alla tonnellata, cioè meno di 30 centesimi al chilo, mentre il frumento tenero oscilla tra i 200 e i 250 euro alla tonnellata, pari a circa 20-25 centesimi al chilo. Livelli che, in molti casi, non coprono i costi medi di produzione e costringono le aziende a raccogliere senza un reale margine economico.

Per Lamberti non si tratta soltanto di una crisi di mercato. Il tema riguarda anche la capacità del Paese di mantenere una propria sovranità produttiva. Negli anni, infatti, le superfici coltivate si sono ridotte e la dipendenza dalle importazioni è cresciuta. Per questo, sottolinea, serve una strategia di filiera capace di rimettere al centro la produzione nazionale e di garantire un reddito adeguato agli agricoltori.

Dal campo arriva anche la voce di Andrea Passerini, agricoltore e volto social di Confagricoltura Pavia, che fotografa con chiarezza il sentimento diffuso tra le aziende. Dal punto di vista produttivo, osserva, per chi ha lavorato bene i risultati ci sono stati. Ma sul fronte dei prezzi la situazione resta molto difficile: su grano e orzo, nella migliore delle ipotesi, si riescono appena a coprire i costi dell’annata. Dopo anni di perdite, però, il semplice pareggio non può essere considerato un miglioramento.

A rendere ancora più incerto lo scenario contribuisce anche il decreto Bollette, che rischia di disincentivare nel lungo periodo la tenuta degli impianti a biogas. Un tema che non riguarda solo il settore energetico, ma anche gli sbocchi di mercato delle produzioni cerealicole, in particolare per quelle filiere che negli ultimi anni avevano costruito rapporti più stabili tra aziende produttrici di insilati e realtà impegnate nella trasformazione in energia.

Il messaggio di Confagricoltura Pavia è chiaro: servono politiche capaci di sostenere davvero il comparto, rafforzando produzione, filiere e redditività. Senza una strategia che restituisca prospettiva economica ai cerealicoltori, il rischio è che la crisi lasci un segno profondo e duraturo sull’agricoltura del territorio.

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