È un momento cruciale, non solo per i bilanci produttivi, ma anche per riflettere su ciò che il riso rappresenta per il nostro territorio: una risorsa economica, un paesaggio culturale, un patrimonio collettivo.
«Pavia si conferma la prima provincia risicola d’Italia e d’Europa – spiega la presidente di Confagricoltura Pavia, Marta Sempio – con oltre 83.000 ettari coltivati a riso su un totale nazionale di circa 235.000 ettari. La produzione stimata, pari a circa 1,4 milioni di tonnellate di risone, conferma il primato europeo dell’Italia e la centralità del nostro territorio nel sistema risicolo nazionale».
Le rese si mantengono nella media e la qualità del raccolto è buona, grazie a un andamento climatico nel complesso favorevole, anche se non sono mancate difficoltà legate alla disponibilità idrica e agli sbalzi termici di fine estate. «Il cambiamento climatico – aggiunge Sempio – incide ormai in modo strutturale sulla gestione delle acque, e la mancanza di una pianificazione a lungo termine rischia di mettere a dura prova anche le aree più vocate come la Lomellina. Gli eventi grandinigeni di settembre, inoltre, hanno colpito pesantemente alcuni areali limitrofi, ricordandoci quanto la nostra agricoltura resti vulnerabile di fronte a fenomeni sempre più estremi».
Dal punto di vista varietale, il 2025 conferma la crescita dei risi “lunghi A” come Carnaroli, Baldo e Arborio – simboli della risicoltura pavese – e dei “lunghi B”, destinati in gran parte all’industria. In calo, invece, le superfici dedicate ai tondi e medi. «Si tratta – sottolinea Sempio – di scelte dettate non solo dalle dinamiche di mercato, ma anche da valutazioni agronomiche e di sostenibilità. La selezione varietale diventa oggi uno strumento di adattamento al clima e alle esigenze tecniche, oltre che economiche».
Sul fronte dei costi, però, le preoccupazioni non mancano. Dal 2021 le imprese risicole devono fare i conti con aumenti consistenti per fertilizzanti, energia, gasolio e mezzi tecnici, spesso a doppia cifra. «I costi di gestione – ricorda la presidente – sono cresciuti del 40-50% negli ultimi anni, senza che vi sia stato un adeguato incremento dei prezzi di vendita. A ciò si aggiungono gli effetti della riforma fiscale e delle novità introdotte dalla scorsa legge finanziaria, che hanno aggravato ulteriormente il peso tributario sulle aziende agricole. Il risultato è che, nonostante la qualità e l’impegno, la marginalità si assottiglia sempre di più».
Le quotazioni attuali fotografano bene questa difficoltà: il Carnaroli è pagato intorno agli 85 euro al quintale, il Sant’Andrea circa 55. Prezzi che non coprono più i costi di produzione. «Siamo di fronte a una fase di riduzione importante dei prezzi – spiega Sempio – dovuta anche alla forte volatilità dei mercati internazionali e alle importazioni di prodotto estero a basso costo. È necessario difendere la nostra produzione, che rappresenta un modello di sostenibilità e qualità unico in Europa. Servono tutele efficaci e strumenti automatici che proteggano i produttori italiani da dinamiche di mercato distorsive».
Per Confagricoltura Pavia, la sfida ora è valorizzare il riso come simbolo di identità e sviluppo territoriale. L’agricoltura risicola non è solo un settore produttivo, ma un ecosistema complesso che genera paesaggio, cultura, occupazione e biodiversità.
«Dobbiamo riscoprire e comunicare il valore identitario del riso – conclude Sempio – perché è proprio attorno a questa coltura che la nostra provincia si riconosce e costruisce il proprio futuro. Come Confagricoltura stiamo lavorando a progetti di promozione, formazione e divulgazione che valorizzino il sistema risicolo pavese e lomellino, in sinergia con le istituzioni, il mondo della ricerca e le realtà produttive locali».
La mietitura 2025 chiude un’annata complessa ma densa di significato. Pavia continua a essere la capitale europea del riso, ma soprattutto un laboratorio vivo di agricoltura moderna, consapevole e profondamente legata al proprio territorio.
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