Articolo

ANALISI DI DETTAGLIO DELLE RISERVE IDRICHE IN AMBITO AGRICOLO - APPROFONDIMENTO SULLE MODALITÀ DI RIPARTO DELLA RISORSA IRRIGUA

Scritto da

Ing. Lasagna Alberto

Pubblicato il

02/10/2026

Sintesi 

Il Disciplinare ministeriale del 4 gennaio 1990 resta un riferimento essenziale per comprendere il funzionamento del grande sistema irriguo compreso tra Dora Baltea, Sesia, Ticino e Po. Il documento descrive una rete fortemente interconnessa, nella quale derivazioni superficiali, canali, infiltrazioni, falda, fontanili, colature e risorgenze concorrono a un unico ciclo di utilizzo e riutilizzo della risorsa idrica. 

Questa impostazione assume particolare rilievo nell'attuale contesto di maggiore variabilità delle disponibilità idriche. La minore regolarità delle portate rende necessario considerare non soltanto quanta acqua venga distribuita, ma anche dove, quando e per quanto tempo venga immessa nel territorio, perché continuità e tempistica incidono sulla ricarica della falda e sulle disponibilità delle aree poste a valle. 

Il tema del riparto delle acque condivise tra le due sponde del Sesia diventa quindi strategico. I dati storici riportati nel disciplinare indicano 158.000 ettari effettivamente irrigati in sinistra Sesia e 118.000 in destra Sesia, pari indicativamente al 57% e al 43% della superficie irrigata considerata. Qualora fosse confermata una ripartizione paritaria delle portate comuni, appare opportuno verificarne la coerenza con i principi di proporzionalità ed equità territoriale. 

La prospettiva proposta è quindi quella di passare dalla sola ripartizione delle portate a una gestione integrata dell'intero ciclo territoriale dell'acqua, salvaguardando equità, riutilizzo della risorsa, ricarica della falda e funzionalità complessiva del sistema irriguo. 

1. Il disciplinare del 1990 e il sistema irriguo integrato 

Durante la stagione irrigua estiva il riparto dell'acqua tra le due sponde del Sesia costituisce uno dei temi centrali della gestione. Un riferimento fondamentale è il Disciplinare del 4 gennaio 1990 del Ministero dei Lavori Pubblici, Provveditorato Regionale alle Opere Pubbliche per il Piemonte, relativo alle derivazioni d'acqua già appartenenti all'Amministrazione Generale dei Canali Cavour e trasferite alle due grandi organizzazioni irrigue operanti tra Dora Baltea, Sesia, Ticino e Po: l'Associazione Irrigazione Est Sesia di Novara e l'Associazione d'Irrigazione dell'Agro all'Ovest del Sesia di Vercelli. 

Il disciplinare, adottato nel quadro definito dall'art. 12 della legge 27 dicembre 1977 n. 984, disciplina quantità derivabili, modalità di utilizzo, opere di presa, riutilizzazioni e obblighi dei concessionari. Il suo interesse attuale deriva soprattutto dalla rappresentazione del sistema irriguo come una infrastruttura unitaria, pur nelle differenze territoriali e funzionali dei comprensori. 

Le grandi derivazioni dai corsi d'acqua naturali si integrano infatti con una rete complessa di canali, colatori, rogge, fontanili e risorgenze. Il disciplinare considera le derivazioni dal Po, dalla Dora Baltea, dal Ticino, dal Sesia e dai torrenti Elvo e Cervo, distinguendo quelle utilizzate congiuntamente dai due comprensori da quelle attribuite singolarmente. Per le derivazioni comuni prevede che le portate siano ripartite secondo i criteri e gli accordi in essere, tenendo presenti le effettive necessità irrigue. 

La scala territoriale è rilevante: il disciplinare individua 374.118 ettari complessivamente interessati dall'irrigazione nelle province di Torino, Vercelli, Novara, Alessandria e Pavia, con circa 333.000 ettari di superficie agrario-forestale. Ne deriva un sistema sovraprovinciale e interregionale nel quale le modalità di gestione adottate a monte possono produrre effetti idraulici anche a notevole distanza. 

2. L’acqua viene utilizzata più volte 

Particolarmente significativo è l'articolo 2, dedicato alle riutilizzazioni di acque già derivate. Esso riconosce ai due soggetti gestori la possibilità di utilizzare le acque provenienti da torrenti, fontanili e colatori interni ai rispettivi comprensori, alimentati nei periodi di disponibilità dalle colature e dalle risorgenze provenienti dai territori irrigui. Tali apporti sono quindi qualificati come riutilizzazioni di acque già derivate. 

Il principio è importante anche oltre il profilo concessorio: l'acqua immessa nella rete non esaurisce la propria funzione con il primo impiego, ma può infiltrarsi, alimentare la falda, riemergere attraverso risorgive e fontanili, confluire nei colatori ed essere nuovamente utilizzata. Il disciplinare quantifica tali riutilizzazioni in 118,87 moduli medi nel comprensorio in sinistra del Sesia e 341,73 moduli medi nel comprensorio in destra del Sesia. 

Alle acque interessate dalla gestione demaniale si aggiunge inoltre una pluralità di apporti interni, tra cui derivazioni su Agogna, Terdobbio ed Erbognone e numerosi fontanili. Il quadro complessivo conferma quindi la stretta integrazione tra acqua superficiale e sotterranea. 

La disponibilità della risorsa non può, di conseguenza, essere valutata soltanto nel punto e nel momento della prima derivazione. Occorre considerare l'intero ciclo territoriale dell'acqua irrigua, compresi gli effetti sulla falda, sulle colature, sulle risorgenze e sulle restituzioni al sistema fluviale, anche in relazione alla gestione del deflusso ecologico. Questi comportamenti stanno evolvendo in modo sempre più complicato a causa dell’accelerazione del cambiamento climatico favorendo sempre più le utenze di monte.

3. Superfici irrigate e criterio di riparto

Un elemento centrale per valutare l'equità del riparto è rappresentato dalle superfici irrigate indicate nel disciplinare. Si tratta di dati derivanti da accertamenti svolti negli anni Ottanta, da leggere quindi alla luce delle trasformazioni urbanistiche successive, soprattutto nelle aree di Vercelli e Novara.

Considerando le superfici effettivamente irrigate, il rapporto è quindi indicativamente del 57% in sinistra Sesia e del 43% in destra Sesia. Questo dato costituisce un parametro oggettivo da porre al centro della riflessione, insieme alle effettive necessità irrigue e al funzionamento complessivo della rete. 

4. Cosa è cambiato dal 1990 

Dal 1990 il contesto idrologico è profondamente mutato. La disponibilità idrica appare oggi meno regolare e maggiormente condizionata dalla distribuzione temporale delle precipitazioni e dalla riduzione dell'apporto nivoglaciale. Ne deriva una minore prevedibilità delle portate durante la stagione irrigua e una maggiore rilevanza della variabile temporale nella gestione. 

In questo quadro, turnazioni e riduzioni dell'alimentazione non incidono soltanto sulla quantità distribuita nell'immediato. Possono produrre effetti differiti sui processi di infiltrazione, sulla ricarica della falda, sulla formazione delle risorgenze e sull'alimentazione delle colature, con conseguenze per le aree poste più a valle. 

Un ulteriore elemento di valutazione riguarda la produzione idroelettrica a acqua fluente implementata nel sistema irriguo dagli ultimi anni del secolo scorso. I benefici economici devono essere considerati insieme all'esigenza di garantire continuità e regolarità delle portate nei canali di adduzione, soprattutto in una fase in cui le disponibilità naturali risultano più variabili. Analogamente, l'eventuale sviluppo di nuovi impianti sulle traverse fluviali richiede una valutazione integrata con le esigenze irrigue e con il funzionamento idraulico del sistema. La priorità di funzionamento a livello costante anziché a cali distribuiti costituisce un grosso limite operativo. La particolarità dell’attuale evoluzione imporrebbe, dal punto di vista concettuale, una moratoria degli iter autorizzativi.

Ne deriva la necessità di una riflessione gestionale e organizzativa nella quale le imprese agricole, in quanto utilizzatrici dirette della risorsa e parte essenziale del sistema territoriale e consortile, partecipino pienamente alle decisioni che incidono sulla distribuzione dell'acqua. 

Questa diventa la priorità assoluta insieme all’introduzione di elementi di water farming, e occorre la piena titolarità del comparto agricolo nel percorso decisionale così da poter poi adottare, sempre da parte del comparto agricolo, gli strumenti costitutivi dei consorzi. L’evoluzione dello scenario complessivo impone scelte condivise, consapevoli da parte del mondo imprenditoriale.

5. Le portate del sistema e l’ipotesi di un riparto proporzionale 

Il disciplinare riporta derivazioni di notevole entità attraverso i principali sistemi irrigui, tra cui Canale Cavour e Farini, Naviglio d'Ivrea, Canale Depretis, Canale Regina Elena, rogge Busca e Rizzo Biraga, Roggione di Sartirana e derivazioni da Elvo e Cervo. La tabella completa delle singole derivazioni è riportata in appendice, mentre ai fini del ragionamento sono sufficienti i valori complessivi.

Introducendo, a titolo di analisi, una ripartizione delle portate complessive direttamente proporzionale alle superfici da irrigare, le dotazioni risultano molto vicine tra i due ambiti. 

Da informazioni sommarie disponibili, il riparto delle acque in condivisione sembrerebbe attualmente avvenire, sulla base di accordi interni, in misura paritaria tra le due sponde. Qualora tale criterio fosse confermato, appare opportuno verificarne la coerenza con le differenti superfici effettivamente irrigate e con le attuali necessità del sistema, soprattutto per le utenze poste a distanza maggiore dai punti di derivazione fluviale.

Prima di ipotizzare riforme formali o statutarie dei diversi soggetti coinvolti, è quindi utile approfondire i criteri effettivamente applicati, comprenderne la loro base tecnica e gli effetti territoriali nelle annate critiche. L'equità nella distribuzione della risorsa tra territori deve rappresentare un prerequisito nella gestione di un bene concesso, insieme alla salvaguardia della funzionalità idraulica dell'intero comprensorio. 

6. Conclusioni 

Il disciplinare del 1990 conserva un valore che va oltre la disciplina amministrativa delle concessioni: descrive un sistema nel quale derivazione, distribuzione, infiltrazione, falda, risorgenze, colature e riutilizzo costituiscono parti dello stesso ciclo. 

Alla luce dell'attuale variabilità idrologica, la gestione deve pertanto evolvere dalla sola ripartizione delle portate verso una programmazione capace di considerare quantità distribuita e complessità della rete dal punto di derivazione alla consegna, tempi di corrivazione diffusa, aree servite e riutilizzi successivi. La tutela della ricarica della falda e della continuità delle colature può contribuire ad aumentare la resilienza dell'intero sistema. 

In questa prospettiva, la verifica dei criteri di riparto tra le due sponde del Sesia assume carattere prioritario. L'obiettivo non è contrapporre i due comprensori, ma individuare criteri trasparenti e tecnicamente motivati, coerenti con le superfici irrigate, con le necessità agricole e con la natura interconnessa della rete in funzione delle attuali condizioni idrologiche e delle compromissioni delle stesse previste nell’immediato futuro.

Aggiornamento sulle riserve idriche, Situazione delle riserve idriche al 2 ottobre 2026 

I dati disponibili delineano un quadro complesso. Si segnalano criticità connesse alla riduzione dell'accumulo glaciale, ai livelli del Lago Maggiore, alla disponibilità per la produzione idroelettrica e all'andamento della falda. Eventi piovosi intensi possono favorire un recupero relativamente rapido dei livelli lacustri, mentre la ricostituzione della falda e delle riserve nei serbatoi richiede tempi e dinamiche differenti. Per questo la gestione della fase attuale deve distinguere tra disponibilità superficiale di breve periodo e recupero strutturale delle riserve. 

Le indicazioni modellistiche relative a possibili precipitazioni eccezionali devono inoltre essere trattate come scenari previsionali e aggiornate sulla base delle emissioni meteorologiche più recenti, evitando di sovrapporre il rischio di eventi intensi alla valutazione delle riserve utili nel medio periodo. 

Appendice tecnica

Si riporta di seguito, per completezza documentale, la tabella analitica delle derivazioni già presenti nel testo originario. Nel corpo dell'articolo sono stati mantenuti soltanto i valori aggregati, così da non interrompere il filo della lettura. 

La seguente tabella ha una funzione semplicemente esplicativa.

Prossima lettura

POS E SCONTRINI: TOLLERANZA DEL 5% PER GLI ERRORI

navigate_next