Una vendemmia soddisfacente, con uve di ottima qualità e quantità equilibrate, e uno sguardo fiducioso al 2027. È il bilancio di Massimo Barbieri, presidente della cooperativa Torrevilla e socio di Confagricoltura Pavia, che fotografa una stagione positiva per la propria realtà produttiva, pur in un contesto territoriale ancora segnato da importanti difficoltà.
«Nel territorio dei dieci comuni in cui opera Torrevilla siamo stati fortunatamente risparmiati dagli eventi estremi – spiega Barbieri –. Pur in un'annata climaticamente complessa, abbiamo raccolto uve di ottima qualità e in quantità equilibrate, dopo diverse stagioni difficili. Non parliamo di una produzione eccezionale, ma di un raccolto finalmente soddisfacente, che ci permette di guardare con fiducia al lavoro in cantina».
Una situazione positiva anche sul fronte della cooperativa, che continua a investire per consolidare la propria attività e migliorare l'efficienza produttiva. «Torrevilla è un'azienda sana. Abbiamo lavorato un quantitativo corretto di uva, le consegne proseguono e guardiamo al 2027 con ottimismo». Tra gli investimenti più recenti figura un impianto fotovoltaico da 430 kilowatt, che contribuisce a contenere costi energetici ancora molto elevati.
Se la situazione di Torrevilla offre motivi di soddisfazione, il quadro complessivo dell'Oltrepò Pavese richiede invece particolare attenzione. Le difficoltà degli ultimi anni, dalla siccità ai gravissimi danni provocati dalla peronospora nel 2024, continuano a pesare sui bilanci delle imprese vitivinicole.
Proprio sul tema dei ristori Barbieri richiama la necessità di interventi più tempestivi. «La calamità è stata riconosciuta, ma le aziende stanno presentando le domande per i ristori solo ora: attendere oltre due anni è troppo. Preoccupano anche i criteri che rischiano di escludere aziende nel frattempo cessate e di ridurre gli indennizzi in alcuni casi. Gli aiuti devono arrivare quando servono, per consentire alle imprese di superare le emergenze e ripartire».
Un'altra criticità riguarda il progressivo abbandono delle superfici vitate. I vigneti non più coltivati rischiano di diventare focolai di malattie e infestazioni, aumentando le difficoltà delle aziende che continuano a investire nella gestione e nella difesa delle proprie coltivazioni. A questo si aggiunge un problema di sostenibilità economica lungo la filiera, con prezzi delle uve che troppo spesso non consentono di coprire i costi di produzione.
Per Barbieri, tuttavia, il territorio possiede le competenze e le risorse necessarie per costruire una prospettiva di rilancio. Un ruolo importante può arrivare dalla valorizzazione delle produzioni di qualità, in particolare del metodo classico e del Pinot Nero vinificato in rosso, sui quali si registrano segnali incoraggianti anche grazie al lavoro del Consorzio.
«Ci sono aziende che realizzano grandi vini e realtà, come la nostra cooperativa, che continuano a investire e a resistere. Ma occorre un progetto condiviso, capace di coinvolgere produttori e istituzioni, con regole chiare e sostegni rapidi. Se un'azienda chiude o un vigneto viene abbandonato, recuperarli è difficile».
La sfida, dunque, è trasformare la qualità delle produzioni e il patrimonio di competenze del territorio in opportunità concrete per le imprese, garantendo condizioni economiche che consentano loro di continuare a lavorare e investire.
«Il nostro obiettivo deve essere dare fiducia ai produttori – conclude Barbieri – perché il futuro del vino dell'Oltrepò si costruisce prima di tutto nei vigneti».
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