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MERCATO RISO, STRADA: “UNA TEMPESTA PERFETTA. DAZI DA AGGIORNARE E SALVAGUARDIA CREDIBILE”

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

06/03/2026

Intervista ad Antonio Strada, membro di Giunta di Confagricoltura Pavia e presidente della Sezione Riso di Confagricoltura Lombardia

Strada, perché il mercato del riso è crollato così in fretta?

«Perché quest’anno si sono allineati tre fattori che hanno creato una vera tempesta perfetta. Il primo è l’India: dopo anni di restrizioni per ricostituire scorte interne, ha riaperto le esportazioni mettendo sul mercato volumi enormi, circa 30 milioni di tonnellate. Per capirci: l’Italia produce circa 1,4 milioni di tonnellate».

Perché quei volumi incidono così tanto sui prezzi?

«Perché il riso si consuma in gran parte dove viene prodotto. Nel mondo si producono circa 500 milioni di tonnellate, ma a livello internazionale ne vengono commercializzate solo circa 60. Se un grande esportatore immette improvvisamente quantità aggiuntive, l’effetto è immediato: le quotazioni mondiali sono quasi dimezzate, da circa 600 a 300 dollari la tonnellata».

E l’Europa come entra in questa dinamica?

«Il secondo e terzo fattore amplificano l’impatto: in un anno il dollaro si è indebolito rispetto all’euro del 16%, quindi per chi compra in Europa il prodotto costa ancora meno. E inoltre sono calati i costi di trasporto, nell’ordine del 30%: portare riso lavorato fino ai porti del Nord Europa è diventato più conveniente».

Che differenza di prezzo vedete sul mercato?

«Arriva riso bianco lavorato a Rotterdam anche a 300 euro la tonnellata, mentre qui il riso bianco vale circa 1.000 euro. È evidente che con questi divari il mercato europeo venga schiacciato verso il basso. In Europa si importano circa 1,5 milioni di tonnellate e circa il 60% entra senza dazio».

E i dazi esistenti funzionano?

«Poco, perché sono stati calcolati vent’anni fa, su prezzi e flussi diversi e su risone o semilavorato. Oggi invece arriva sempre più riso già lavorato, confezionato e pronto per il mercato. In Italia, rispetto al 2025, le importazioni sono aumentate di circa il 30%: così i prezzi interni scendono a livelli non sostenibili».

Cosa chiedete a Bruxelles?

«Due misure: una clausola di salvaguardia che scatti davvero sul riso a dazio zero—noi chiediamo una soglia a 200 mila tonnellate, non 400 mila o più—e una revisione del valore dei dazi, perché quelli di oggi non proteggono più da un prodotto lavorato che entra a prezzi stracciati».

Qual è il rischio per la risicoltura italiana?

«Che salti l’equilibrio produttivo. L’Italia produce molto “lungo B” per l’export europeo: se quel segmento venisse sostituito stabilmente da riso asiatico, spostare tutto sui risi da risotto non sarebbe la soluzione, perché quel mercato è più limitato. Il rischio è di aumentare l’offerta dove non c’è spazio e far crollare ulteriormente i prezzi. Serve intervenire ora, con strumenti aggiornati».

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