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ANALISI DI DETTAGLIO DELLE RISERVE IDRICHE IN AMBITO AGRICOLO, SITUAZIONE AL 30 APRILE 2026

Scritto da

Ing. Lasagna Alberto

Pubblicato il

30/04/2026

La dinamica di costituzione degli accumuli si sta complicando, e non di poco. L’anomalia di caldo ha compromesso le riserve anche nelle poche porzioni di Alpi che presentavano un buon innevamento.

La nevosità localizzata dello scorso inverno ha tratto in inganno gli osservatori meno attenti: sembrava molta, ma era davvero poca. Analizziamo brevemente la dinamica delle precipitazioni nevose.

A dicembre le precipitazioni nevose intense hanno interessato unicamente la porzione più occidentale delle Alpi, dal Monviso al Mar Ligure a cavallo tra il bacino del Tanaro e del Po. Sul resto delle Alpi era presente una scarsità assoluta di accumuli. Questa anomalia (che sta diventando normalità) si è protratta fino a tutto lo scorso febbraio, confermando una tendenza in essere da un quinquennio, dove le precipitazioni nevose sulle Alpi si concentrano dopo la seconda metà di febbraio.

Questa tardività precipitativa si è concretizzata anche nello scorso inverno con nevicate innescate più da temporali freddi che da perturbazioni strutturate. Esempio plastico è l’evento che ha interessato la Val Sesia tra il 14 e il 15 marzo 2026. Emblematica la dinamica dell’evento ad Alagna Valsesia dove in appena 16 ore sono caduti oltre 90 cm di neve che si sono sciolti in appena 4 giorni!

Gli accumuli tardivi sono spesso molto umidi e con temperature del manto di poco sotto lo zero, l’aumento strutturale delle temperature, che sta sforando ogni previsione, ne determina la rapida compromissione per scioglimento.

Il seguente nivogramma evidenzia la dinamica di scioglimento nivale a 2000 m nei pressi del Rifugio Zamboni in comune di Macugnaga con riferimento al periodo 25-28 aprile 2026: 15 cm di riduzione in 3 giorni! Significa che, nella migliore delle ipotesi, anche a 2000 metri dopo il 20 maggio l’accumulo nevoso sarà compromesso.

L’accelerazione dello scioglimento nivale, direttamente proporzionale all’innalzamento termico, ha e avrà inevitabili impatti sugli afflussi al sistema fluviale e al sistema lacuale, in primis al lago Maggiore e al sistema di serbatoi idroelettrici.

Il sistema idroelettrico elvetico nel bacino del Ticino presenta poi un riempimento dei serbatoi sotto media, con un dato paragonabile al 2022. Questa circostanza determinerà uno sfasamento nella disponibilità dei deflussi da scioglimento in quanto prima andranno a riempire i serbatoi idroelettrici e poi, solo quando saranno turbinati sulla base del fabbisogno idroelettrico, sempre più condizionato dai picchi di produzione fotovoltaica, saranno rilasciati al sistema Ticino. Dinamica analoga è attesa per l’intero sistema idroelettrico Alpino che, in questo momento, è in forte sofferenza.

Neve e serbatoi sono mal messi, ancor di più dal Monte Rosa andando verso est dove si è in presenza di accumuli molto ridotti che stanno determinando situazioni pre emergenziali.

La falda freatica è in una fase di stabilità nell’intorno dei minimi. Analizzando il grafico delle misurazioni effettuate a Sartirana Lomellina emerge come i primi timidi segnali di riattivazione si manifestino, dal 2021 ad oggi, sempre con maggiore tardività nell’intorno dell’ultima decade di aprile.

I picchi termici, che stanno diventando la regola, determinano la rapida compromissione della neve mentre la riattivazione sempre più tardiva del sistema irriguo causa lo scollamento tra i picchi dell’idroesigenza e le morbide fluviali tardo primaverili sempre più anticipate.

Elemento che si sta palesando negli ultimi anni è poi l’aumento della ventosità che riduce drasticamente l’umidità degli strati superficiali del suolo favorendo, nei fatti, eventi di stress idrico già all’emergenza delle colture. Questo stress potrebbe portare ad un anticipo della necessità irrigua con una dilatazione del periodo irriguo rispetto alle previsioni.

In questo contesto diventa fondamentale la collaborazione tra tutti gli attori del sistema irriguo, dalle Imprese Agricole, ai Consorzi fino alle Istituzioni. In questo percorso è un buon viatico l’attività dell’Autorità di Bacino per il Po che si sta dimostrando quanto mai vicina al comparto risicolo, consapevole della centralità del sistema irriguo delle risaie per la salvaguardia dell’intera pianura padana irrigua.

Grazie al lavoro di tutte le Istituzioni, coordinate in modo attento proprio dall’Autorità di Bacino, si è ottenuto lo storico risultato di poter portare il lago Maggiore a 140 cm sullo zero idrometrico in condizioni di stress. Già dai prossimi giorni l’Osservatorio autorizzerà di innalzare il lago fino a questo livello. 30 milioni di m3 di acqua in più per l’areale risicolo. In questo quadro complesso e complicato una buona notizia attesa da molti anni. Con le probabili piogge di maggio e con la coda dello scioglimento nivale residuo (scarso) si potrà raggiungere la quota autorizzata.

La modellistica lascia intravedere una dinamica pluriennale complicata, potenzialmente non troppo diversa da ciò che ha preceduto il 2022. Serve prestare la massima attenzione, augurandosi che queste previsioni siano errate.

Concretezza e pragmatismo, unite a centralità decisionale e operativa per le imprese irrigue, sono elementi essenziali: occorre ritrovarle con ogni urgenza superando anche le attuali dinamiche emergenziali con sollecitudine e senza proroghe.

Analizzando in dettaglio.

Andamento neve:

L’analisi delle riserve nevose delle 4 stazioni nivometriche posizionate nell’intorno del Monte Rosa evidenziano la compromissione di una consistente parte degli accumuli nevosi formatisi con le precipitazioni di marzo, passando da un dato sopra media al 19 marzo 2026 ad un dato sotto media in questa analisi. Questa compromissione evidenzia l’incidenza dell’accelerazione dell’innalzamento termico.

Si riportano i grafici con gli andamenti al 29 aprile confrontandoli anche con gli andamenti al 3 aprile e al 17 aprile: la lettura combinata dei grafici evidenzia l’allarmante compromissione della neve.

Tra il 3 aprile e il 17 aprile correnti, l’accumulo medio, riferito al periodo 2008/2026, è passato dalla 12° posizione alla 15°, in questa analisi, al 29 aprile, la situazione è la 17° peggiore su 19: continua il peggioramento degli accumuli, e questo è un dato allarmante, per di più in rapido peggioramento.

Lago Maggiore:

Il lago Maggiore presenta un livello idrometrico nell’intorno dei massimi di regolazione a circa 120 cm con una portata in deflusso in equilibrio con gli afflussi.

Auspichiamo che quanto prima si arrivi ai 140 cm, il Lago Maggiore, anche grazie ad una buona gestione, presenta un buon riempimento ed è l’unica notizia positiva in questa analisi.

In ogni caso occorre affidarsi e confidare nelle piogge primaverili ed estive stante la compromissione della neve.

Si riportano i grafici acquisiti dai siti istituzionali.

Dal sito www.laghi.net

Dal sito www.uvek-gis.admin.ch/

Andamento Falda:

L’andamento della falda freatica è in linea con la dinamica attesa. Attese sono anche scelte innovative nella gestione dell’invaso sotterraneo che si sta palesando come l’unica alternativa in pronta disponibilità per la gestione degli attuali complicati, e potenzialmente drammatici, scenari meteoclimatici e idrologici.

Andamento volumi accumulati in falda freatica – dato indicativo.

Piovosità:

Si riporta l’andamento pluviometrico nell’ultimo semestre, riferito al periodo 2022/26, rilevato a Sartirana Lomellina. 

Scala di allarme riserva irrigua comparto risicolo e possibili interventi emergenziali:

Questa settima stima da inizio anno della scala di allarme vede un ulteriore peggioramento soprattutto con riferimento alla neve. Lo stato degli accumuli nevosi si è degradato rapidamente, questo porta ad adottare un indicatore 4. Il Lago Maggiore ha un buon riempimento ma la lentezza nel recupero del riempimento dei serbatoi idroelettrici porta a ritenere coerente un indicatore 3 anche se la notizia dell’invaso gestibile a 140 cm è cosa buona. Con riferimento infine alla falda si ritiene coerente un fattore a 3 su 5.

Questo porta a confermare l’indicatore complessivo della scala di allarme irrigua a 10 su un massimo di 15 in pesante peggioramento rispetto alla precedente analisi.

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