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BONIFICA O IRRIGAZIONE: DIFENDIAMO L’IRRIGAZIONE

Scritto da

Ing. Lasagna Alberto

Pubblicato il

26/09/2025

Proseguono, in questa fase pre autunnale, gli approfondimenti.

Le stagioni dei raccolti stanno procedendo nell’assoluta incertezza dei mercati. Il severo comportamento delle condizioni meteoclimatiche, fatto di estremi assoluti e sconosciuti fino ad ora, impatta sempre più sulle attività agricole. Tra tutte queste complicazioni è apparsa, improvvisa e fuori tempo, la discussione strisciante, priva di atti ufficiali ma colma di chiacchiericcio, sull’opportunità di trasformare in consorzi di bonifica le attuali associazioni di irrigazione. Fuor di equivoco, per quanto riguarda la provincia di Pavia, stiamo parlando di Est Sesia.

L’Associazione Irrigazione Est Sesia, che da pochi anni ha celebrato in silenzio il secolo di vita, nasce come consorzio irriguo, con finalità di miglioramento fondiario, e trova il suo alveo giuridico nel diritto privato.

Nel panorama irriguo italiano i principali consorzi di diritto privato sono due: Associazione Irrigazione Est Sesia e Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia. 

Non è un caso: sono i territori che hanno la maggior capillarità irrigua, che gestiscono la rete idraulica più articolata e complessa che va dai grandi canali, come il Cavour o il Regina Elena o i Navigli, fino all’ultimo bocchello irriguo. Inoltre nel comprensorio di queste due Associazioni non si è reso necessario, negli ultimi 150 anni, il risanamento di paludi o di aree insalubri, tale attività è stata fatta in gran parte con azione privata, religiosa e nobiliare nei secoli senza gravare sulle finanze pubbliche. Il lettore attento potrebbe eccepire che il sistema del Canale Cavour fu realizzato a cura e spese dal neo nato stato italico tra il 1863 e il 1866: fu il ristoro dei danni di guerra cagionati, soprattutto al territorio lomellino e del basso novarese, per le scorribande di svariati eserciti nelle due guerre di indipendenza tra il 1848 e il 1859. Una volta realizzato il canale il Ministero delle Finanze ne prese la gestione e aumentò gli estimi catastali dei terreni che erano diventati irrigui e quindi, grazie alla tassazione puntuale, si ripagò dell’investimento.  

Non esistono consorzi che si occupano di irrigazione in modo puntuale come Est Sesia e Ovest Sesia  e non esistono consorzi con organizzazioni così necessariamente complesse costituite di Distretti, Tenimenti, Comitati, Assemblee, Consigli e Presidenze.

L’unico consorzio che potrebbe essere paragonato a questa realtà è il Consorzio Emiliano Romagnolo che svolge però una irrigazione profondamente diversa e che, nell’areale irrigato, vede la compresenza di consorzi di bonifica.

Ma cos’è la bonifica? Letteralmente significa: rendere buono, sanare. Quasi una missione sacra. Nella realtà è evitare che il ristagno d’acqua diventi un pericolo per persone e beni immobili. Ma nel comprensorio risicolo questa attività è già stata fatta nei secoli. L’attività prevalente, almeno dal 1700 ad oggi, è irrigare e non bonificare. Negli scorsi anni il logo di Est Sesia era sicuramente più evocativo dell’attuale logo che ricorda più un’azienda che distribuisce gas. Prima era la rappresentazione di una formella che richiamava il sacro inno allo Spirito Santo e in particolare all’irrigare ciò che arido.

Proprio per irrigare il più grande areale risicolo d’Europa furono costituiti consorzi irrigui privati di agricoltori, una sorta di enormi condomini, dove le spese per derivare le portate, condurle tramite i grandi e i piccoli canali sono da sempre in capo alle imprese agricole e dove la fiscalità generale finanziava solo, e spesso mediante semplici garanzie per mutui poi pagati dai consorzi stessi, le sole sporadiche grandi opere sui canali principali che erano e sono di proprietà demaniale.

La gestione privatistica dell’irrigazione, derivando dall’impostazione data storicamente da ordini religiosi e da casate nobiliari, è stato un primo caso di sussidiarietà: le decisioni e le azioni dovrebbero essere prese il più vicino possibile ai cittadini.

La complessità di Est Sesia, ad esempio, è proprio figlia di questa necessità di arrivare ad irrigare ogni singolo mappale: ogni campo possiede un numero e un nome.

La struttura di Est Sesia ricorda quella di un piccolo stato dove i distretti sono i comuni, i comitati di zona le province e l’assemblea dei delegati (oggi commissariata) il Parlamento.

Oggi si parla di gestione pubblica che vada a integrare (sostituire) la gestione privata.

Ma per diventare pubblici occorre svolgere una funzione che sia a beneficio di tutti, e questa è la bonifica perché è una azione che porta beneficio non solo agli utenti irrigui ma anche ai proprietari di immobili civili (abitazioni) che, infatti, nei comprensori di bonifica sono chiamati a pagare un contributo per l’allontanamento delle acque (proprio il bonificare).

Est Sesia ha un piccolo comprensorio, che è l’ex consorzio Valle del Ticino che svolge bonifica per mezzo del tanto discusso impianto di sollevamento del Gravellone. Circa 9000 ettari a fronte degli oltre 210000 ettari complessivi di Est Sesia: il 4 %, e su parte degli stessi l’Associazione è sempre stato soggetto irriguo.

Est Sesia sta adottando un così detto piano di classifica. Attività iniziata 9 anni fa, il primo atto è del luglio 2016. Sul sito istituzionale di Est Sesia, al link https://www.estsesia.it/amm-trasparente/pianificazione-comprensoriale-bonifica-irrigazione-tutela-del-territorio/ non vi è traccia dell’approvazione, probabilmente si tratta un disguido informatico. 

D’altra parte non risultano evidenze circa l’approvazione da parte delle Regioni. Rapide nel commissariare, lente nell’approvare (9 anni…). Sperando di essere corretti e che solo non si sia trovato l’atto di approvazione nel mare tempestoso della burocrazia.

L’unico atto approvato è un documento del 2010, su carta intestata del Consorzio Valle del Ticino, visionabile al link https://www.estsesia.it/amm-trasparente/piano-di-classifica/.

Curiosi sono alcuni verbali nulla azzeccanti come quello della seconda conferenza dei servizi.

Ma che ruolo di allontanamento di acque svolge un consorzio irriguo in ambito risicolo? In realtà svolge, con riferimento alle aree urbanizzate, un ruolo collaborativo ma non esclusivo in quanto la raccolta e l’allontanamento delle acque di pioggia o delle acque reflue è gestita o dai gestori del Servizio Idrico Integrato o dai Comuni che, laddove utilizzano rete delle associazioni o risorse per allontanare le portate di pioggia o depurate, corrispondono un canone d’uso o un indennizzo ai Consorzi Irrigui.

Le associazioni irrigue svolgono un ruolo fondamentale nella gestione del territorio, soprattutto ora che gli estremi si manifestano con preoccupante regolarità. Si dovrebbe integrare e migliorare la sussidiarietà, anche riconoscendo l’opera svolta e i costi sostenuti dalle realtà private, senza creare ulteriori sovrastrutture o complicare le dinamiche gestionali e decisionali con sovrapposizioni di competenze e intromissioni di soggetti che nulla hanno a che fare con la storica attività irrigua.

La necessità è costruire un sistema semplificato e non ulteriori Enti che si sommano ai 50 già operativi tra Monviso e Pavia.  Serve dare priorità agli aspetti operativi evitando ulteriore burocrazia; gli anni necessitanti all’approvazione del piano comprensoriale, che disciplina le azioni di bonifica, ne sono plastica prova.

Il piano comprensoriale di Est Sesia è stato concepito quando gli eventi di pioggia non erano neppure paragonabili agli eventi attuali. Quando la siccità del 2022 non era immaginabile, quando l’aggiramento delle derivazioni fluviali non si era mai visto, quando il regolamento per la turnazione dell’irrigazione e la salvaguardia delle code erano lontani da venire. Dieci anni fa gli eventi erano molto meno intensi di quanto accade oggi. Se i tempi di pianificazione, adozione e approvazione degli strumenti necessari sono questi, si abbandoni questa strada contorta, si difenda l’esistente migliorandolo ed efficientandolo. I salti nel buio della burocrazia sono da evitare sempre, soprattutto quella burocrazia che impiega almeno 10 anni ad approvare un piano.

Per fortuna in provincia di Pavia esistono casi di efficienza assai più pragmatica, come ad esempio la gestione della rete di pozzi di soccorso realizzati da privati su autorizzazione provinciale dopo la grande siccità del 2022. 

Nessuno nega la necessità di coordinamento e semplificazione, soprattutto visti gli scenari idrologici che si prospettano e che non devono, come ora, essere sottovalutati. L’irrigazione ha plasmato, disegnato, caratterizzato e dato dignità ai territori risicoli di Pavia, Vercelli e Novara, e questa è una eccellenza che si rivendica e si valorizza troppo poco. Il nostro sistema irriguo, con la sua storia, le sue derivazioni, i suoi fontanili, il suo riuso senza pari al mondo è un patrimonio che non può essere svenduto.  

Se fino ad oggi si è riusciti a governare eventi di pioggia estrema è perché esiste un presidio territoriale diffuso e capillare, cosa diversa è accaduta in altri territori, anche con cumulate di pioggia inferiori, ma dove la disciplina di gestione affonda nel diritto pubblico anziché nelle regole del diritto privato.

L’areale risicolo è un unicum senza pari e applicare regole costruite per territori di bonifica pura sarebbe un errore che rischierebbe di comprometterne la vocazione secolare. Piuttosto si favorisca l’introduzione del water farming sfruttando le nostre peculiarità per diventare coltivatori d’acqua al servizio dell’intero bacino padano.

Mentre discutiamo, la falda freatica sta andando male, come già segnalato. Siamo ai minimi degli ultimi 5 anni che già erano un minimo assoluto.

Se non si pone un freno a questo depauperamento della ricarica, dove complice è anche certa mentalità burocratico/pseudo ambientalista, la prossima stagione irrigua partirà già in salita.

E mentre la falda si deprime, la modellistica idrologica prospetta eventi alluvionali che possono danneggiare in modo inimmaginabile le infrastrutture irrigue, questa è l’urgenza vera, il resto sono esercizi dialettici fuori dal tempo.

Il vociare di queste settimane necessiterebbe di un atto di chiarezza: si vuole stravolgere la natura delle Associazioni Irrigue trasformandole in soggetti pubblici dove l’attività irrigua diventerebbe un elemento accessorio rispetto ad altre azioni prevalenti? La politica non può volere questo, in molte realtà le ultime presenze imprenditoriali sono le aziende agricole e appesantirne ulteriormente l’azione per ciò che apparirebbe più un capriccio che un’utilità, sarebbe un peccato gravissimo.

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