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ANALISI DELLE RISERVE IDRICHE IN AGRICOLTURA - APPROFONDIMENTO DEL 16 OTTOBRE 2026 - COABITAZIONE CON SISTEMI INDUSTRIALI E DATA CENTER IN PROGETTO

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Confagricoltura

Pubblicato il

16/10/2026

Sugli organi di informazione di questi giorni sono apparse notizie circa la prevista realizzazione di un nuovo datacenter a Ferrera Erbognone nell’ambito del perimetro dall’attuale sito ENI.

Questa ipotesi si inserisce in un percorso di crescente digitalizzazione ed automatizzazione di tutti i processi produttivi e di analisi, anche l’agricoltura non è estranea a questa dinamica che vede nell’intelligenza artificiale generativa un evento epocale colmo di opportunità e di criticità che coabitano.

Il governo partecipativo dei processi progettuali diventa essenziale per evitare derive che impatterebbero sulle realtà primarie e sui territori. Proprio i territori potrebbero non essere in grado di gestire situazioni fuori scala o tali da introdurre o enfatizzare criticità esistenti.

Conoscere gli elementi progettuali e partecipare ai percorsi che possono generare impatti diventa essenziale per limitare i danni e gli effetti negativi che la semplice realizzazione di opere estraniate dal contesto in cui si inseriscono rischia di generare.

L’infrastruttura digitale ipotizzata ha una potenza prevista di 500 MW che va a dimensionare l’impianto come Gigacampus. Sarebbe tra i primi 5 datacenter al mondo per capacità computazionale, così come emerge dal seguente articolo.

https://shieldoperations.co.uk/biggest-data-centers-in-the-world-location-size-and-power-rankings/

Attualmente la potenza installata in tutti i data center italiani è di circa 610 MW. L’impianto annunciato equivale quindi, di fatto, a tutti quelli già operativi. E’ utile rammentare come la potenza dei data center si misura in base al loro consumo elettrico.

Un data center di 500 MW consumerebbe annualmente il doppio dell’energia elettrica consumata dall’intera Provincia di Pavia.

Il consumo di energia elettrica determina inevitabilmente produzione di calore che verrebbe poi rilasciato in atmosfera. Proprio questa dinamica merita approfondimenti sia rispetto all’effetto cumulato con altri rilasci di calore già presenti che rispetto agli impatti sulle aree circostanti. Questa necessità diventa particolarmente complessa, e potenzialmente critica, nei mesi estivi dove la temperatura esterna è in grado di condizionare l’efficienza dei sistemi di dissipazione.

Il progetto di datacenter di Ferrera Erbognone vedi un partenariato tra ENI e una delle principali realtà economiche degli Emirati Arabi Uniti.
Tra Sannazzzaro de Burgondi e Ferrera Erbognone esiste da molti decenni un sistema industriale che ne caratterizza il tessuto sociale, ambientale economico e produttivo, in particolare:

  • raffineria ENI, con una capacità di lavorazione di circa 180.000 barili al giorno parti al 15 % del fabbisogno nazionale.
  • Un datacenter attivo dal 2013 con una potenza energetica di circa 40 MW
  • Una centrale elettrica turbogas attiva dai primi anni 2000, alimentata anche con i gas di scarto dei processi di raffinazione, con una potenza elettrica di 1 MW, attualmente pare solo parzialmente in funzione.
  • Un impianto di bioraffinazione in fase di completamento (non ancora in esercizio) che vedrà una ulteriore capacità di lavorazione di circa 15.000 barili al giorno equivalenti.

Questo sistema industriale determina già una emissione in atmosfera, oltre che dei prodotti di scarto della raffinazione, anche di calore. La normativa e i percorsi autorizzativi si sono spesso concentrati sulla composizione chimica delle emissioni, molto più raramente sono entrate nel merito della dissipazione di calore e degli impatti di questo sul sistema territoriale circostante.

L’attuale fase di riscaldamento globale vede nella porzione occidentale della pianura padana un hot spot che impone di analizzare con estrema attenzione ogni ulteriore emissione di calore, anche e soprattutto rispetto agli impatti sulle aree circostanti il punto di immissione. Nelle future conferenze dei servizi che ci saranno qualora l’iter questa variabile diventerà fondamentale al pari dell’analisi dell’eventuale necessità di acqua per raffreddamento anche perché il riscaldamento globale in essere ha reso urgente innescare riflessioni sulle modalità di dissipazione di calore prodotto da attività industriali o tecnologiche.

Al fine di contestualizzare la situazione già esistente si riportano di seguito l’andamento delle temperature a Lomello, la stazione meteo di ARPA Lombardia più prossima al sito di Sannazzaro/Ferrea confrontando i dati con quelli delle stazioni di Castello d’Agogna, Vigevano e di Cornale.

La scelta di queste 4 stazioni permette di avere a Cornale una stazione non perturbata, almeno sulla scorta dei venti prevalenti, una situazione abbastanza prossima all’impianto a Lomello, pur se a 6 km dall’impianto, e una dinamica di decadenza dell’onda di calore analizzando i dati di Castello d’Agogna e Vigevano. 

La media complessiva delle temperature dal 1° gennaio 2020 al 12 ottobre 2026, elaborate partendo dalle temperature orarie pubblicate da ARPA Lombardia evidenzia quanto segue.

Una prima analisi delle temperature dal 1° gennaio 2020 al 12 ottobre 2026 lascia intravedere una possibile immissione di calore da parte dell’areale industriale di Ferrera/Sannazzaro, che viene poi trasportato dai venti prevalenti con direzione ovest, quindi verso Lomello e la Lomellina occidentale.

Significativo è il gradiente termico tra Lomello e Castello d’Agogna, per altro nella stagione invernale Castello d’Agogna è interessato da un maggior numero di giorni senza nebbia e quindi con temperature invernali leggermente superiori a Lomello, a parità di condizioni.

Una prima lettura delle temperature rilevate da ARPA a Cornale (sopra vento rispetto all’impianto) e a Vigevano conferma come sopravento (Cornale) e a distanza significativa da Ferrera, quindi a Vigevano, le temperature siano inferiori sia rispetto a Lomello che rispetto a Castello d’Agogna dove parrebbe ancora marginalmente attiva l’onda di calore probabilmente rilasciata dal perimetro industriale.

Serviranno modellazioni molto più dettagliate per analizzare e comprendere queste prime parziali evidenze. Sembrerebbe, già ora, che l’effetto calore prodotto dagli insediamenti industriali attivi, abbia una propagazione, a partire da Ferrera Erbognone e con direzione Ovest/nordovest, su una estensione nell’ordine dei 10/15 km.

Particolarmente interessante è poi l’andamento dei mesi estivi del 2026 quando si sono avute spesso temperature nettamente più alte a Lomello rispetto a Castello d’Agogna con anche anomalie superiori ai 3°, con punte di 40°
Il 28 giugno 2026, alle ore 14, a Lomello, per la prima volta, si è misurata una temperatura superiore ai 40°, con 40,1. Un record assoluto.

La seguente tabella riporta le medie e i massimi con riferimento alle 4 stazioni già indicate e riferite al periodo 15 giugno / 15 settembre 2026.
I dati confermano come a Lomello le temperature siano considerevolmente più alte rispetto alle altre stazioni di misura considerate.

I dati delle temperature minime, pur nelle anomalie presenti, sembrano confermare il trend già individuato, al netto di singoli eventi.

Il funzionamento della raffineria nella sua porzione definita correntemente “storica”, del datacenter esistente e il funzionamento della centrale termoelettrica sembra determinare già ora una anomalia termica che si enfatizza nei mesi estivi.

Gli impianti attualmente in servizio è ragionevole immaginare che immettano in atmosfera una quantità di energia pari a circa 700 MW, anche se in questa fase si tratta di una stima di massima che andrà poi analizzata nel corso delle conferenze dei servizi.

Per altro attualmente, da sommarie informazioni raccolte in loco, parte del raffreddamento è affidato a risorsa idrica, sia emunta da pozzi che derivata dal sistema irriguo, con portate nell’ordine, parrebbe, di circa 300 l/s.

I nuovi impianti sia in costruzione che ipotizzati, andranno inevitabilmente ad incrementare il calore prodotto e quindi la necessità di raffreddamento, sia mediante immissione in atmosfera che, come eventualità teorica, mediante raffreddamento classico con acqua fluente.

Si prova, in via empirica, a valutare le ulteriori immissioni di calore sulla scorta delle informazioni disponibili:

  • Produzione di bio carburanti, produzione ipotizzabile di 80 MW di calore;
  • Pieno funzionamento della centrale termoelettrica a gas, produzione di calore aggiuntiva stimabile in almeno 300 MW
  • Funzionamento del data center e dei sistemi di raffreddamento dedicati, produzione di calore stimabile in 650 MW.

Il sito di Ferrera Erbognone/Sannazzaro, a pieno regime andrebbe a immettere in atmosfera almeno 1600/1700 Mw di calore equivalenti ad ad una città di circa 400000 abitanti concentrati però in pochi kilometri quadrati.

Il solo nuovo data center ipotizzato avrà un consumo elettrico superiore a quello dell’intera provincia di Pavia, con conseguente capacità calorica emissiva.
Se già nelle condizioni attuali è percepibile una anomalia termica, quando il sito sarà a regime in tutte le sue componenti si potrà avere un aumento considerevole dell’anomalia termica, soprattutto estiva, sia per intensità che per estensione.

Una simile deriva termica avrà inevitabilmente impatti sulle coltivazioni agricole praticate non solo nelle immediate vicinanze degli impianti ma anche a distanze considerevoli. 
Questo aumento termico, che andrà poi sommato all’aumento delle temperature globali in atto nell’ultimo decennio, porterà a temperature massime nell’intorno di Ferrera Erbognone probabilmente superiori ai 43°. Questo, oltre che a compromettere le condizioni di ordinaria vivibilità delle persone, comprometterà in modo ancor più deciso la produttività agricola dei terreni con rischio di abbandono e di danni fondiari. E’ probabile poi che simili temperature rendano poco efficienti sistemi di raffreddamento ad aria soprattutto nei mesi estivi, anche visti i picchi senza precedenti del 2026 e la costante tendenza al rialzo purtroppo in essere.

Questa eventualità, stante la strategicità di un data center che, ad oggi sarà il più potente d’Europa, renderà necessario, probabilmente, prevedere anche interventi di raffreddamento utilizzando acqua proveniente sia da pozzi che dal sistema irriguo, in aggiunta a quella già utilizzata. 

I numeri in gioco portano a ritenere coerenti e necessarie portate d’acqua aggiuntive rispetto alle attuali, nell’ordine di parecchi m3/s, che, inevitabilmente, entreranno in concorrenza con gli usi irrigui in quanto a valle del sito di Ferrera l’acqua ha una finalità irrigua molto limitata.

Per altro le difficoltà di raffreddamento ad aria potrebbero manifestarsi soprattutto nei mesi estivi quando massima è la domanda irrigua e già gravi sono le criticità operative nell’intero areale risicolo.

La situazione diventerebbe ancora più complessa se si ripeteranno, ed è estremamente probabile se non certo, scenari irrigui turnati come quelli a cui si è assistito nell’ultima stagione irrigua. Questa situazione impone un’attenta condivisione delle scelte progettuali per prevenire eventuali conflitti che vedrebbero aggiungere stress al comparto risicolo e irriguo, già pesantemente provate dall’accelerazione del cambiamento climatico.

Appare evidente come la sommatoria degli impianti esistenti e futuri presenti tra Sannazzaro de Burgondi e Ferrera Erbognone avrà un impatto sistemico e multi parametrico sull’intero comparto agricolo lomellino e non solo.

Tra gli effetti che andranno analizzati con estrema attenzione vi è poi il rischio di  un incremento e dell’enfatizzazione dell’attività temporalesca nell’areale sottovento rispetto al sistema di impianti.

Se si raffreddasse con liquidi a circuito chiuso servirebbe in ogni caso poi raffreddare ad aria il liquido utilizzato. E questo libererebbe calore in atmosfera come si è già dettagliato.

Una simile isola di calore, da una prima sommaria ipotesi che andrà approfondita, se è pure vero che non è in grado autonomamente di innescare fenomeni temporaleschi, è sicuramente probabile che ne vada ad aumentare l’intensità degli effetti soprattutto rispetto all’intensità del vento e della pioggia e, probabilmente, anche rispetto alle dimensioni della grandine con conseguente aumenti dei danni attesi.

Questo avrà impatti possibili e potenziali impatti diretti e indiretti sul comparto agricolo. Come impatti diretti è probabile un aumento dei danni sia ai raccolti che alle infrastrutture agricole, come impatti indiretti è atteso un inevitabile aumento dei tassi assicurativi praticati se non, in caso estremo, la dismissione dell’assunzione del rischio da parte delle compagnie assicurative esponendo le imprese agricole a rischiosità tali da poterne comprometterne la sopravvivenza.

Questo porta a dover analizzare, nella fase progettuale e autorizzativa, la sommatoria di impatti che si avranno sul territorio, anche analizzando gli effetti indiretti.
Una prima applicazione speditiva di modellistica predittiva porta a prevedere, in condizioni estreme, un aumento del 10/15 % dell’intensità dei fenomeni temporaleschi nelle loro diverse manifestazioni.

Appare evidente come questa proposta progettuale, dal fortissimo valore strategico, così importante da esporre a rischi di varia natura le comunità ospitanti, avrà inevitabili impatti sistemici di natura ambientale ed economica che dovranno essere attenzionati nella fase autorizzativa coinvolgendo, come parte attiva, anche il comparto agricolo.
In una analisi costi benefici occorre valutare la sommatoria degli effetti e l’impatto su ambiente e agricoltura, soprattutto in un contesto dove l’attività agricola è storica e trainante per le comunità.

Serve inoltre valutare l’eventuale inversione dei venti al fine di valutare anche scenari con dissipazione del calore verso l’Oltrepo pavese.
Occorre approfondire con estrema attenzione il progetto a partire dal calore immesso in atmosfera fino all’impatto su un già fragile sistema irriguo.
Proprio la risorsa irrigua è già in particolare affanno sia per la compromissione di gran parte del sistema glaciale alpino che per un andamento della falda freatica lomellina che appare, soprattutto nel 2026, in grande difficoltà come sta emergendo in queste settimane.

La falda freatica è ai minimi degli ultimi decenni e se si aumentasse il prelievo in falda per attività di raffreddamento si andrebbe a compromettere ulteriormente la capacità di gestione dell’invaso sotterraneo che sarà oggetto del prossimo approfondimento.

La proposta del datacenter, qualora realizzato senza il corretto inserimento territoriale, può diventare un elemento di distorsione e di disequilibrio di un sistema agricolo già precario.

800 anni di storia agricola ed irrigua non pregiudicano il futuro ma impongono scelte attente soprattutto rispetto al cumulo di effetti che si andranno a creare, impattando sul sistema agricolo: la conferenza dei servizi diventerà il luogo dove analizzare le scelte progettuali e difendere il comparto agricolo e le sue peculiarità, per questo diventa fondamentale il coinvolgimento del comparto agricolo.

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