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RISO SOTTO ATTACCO: “SERVONO REGOLE UGUALI PER TUTTI”

Scritto da

Confagricoltura

Pubblicato il

06/03/2026

Intervista a Marta Sempio, presidente di Confagricoltura Pavia

Presidente, qual è oggi la principale criticità per la risicoltura?

«La criticità è la concorrenza sleale: in Europa chiediamo agli agricoltori standard stringenti su ambiente, salute, lavoro, ma poi importiamo riso prodotto con sostanze che qui sono vietate o non autorizzate e dove i lavoratori si trovano a operare con precarietà di diritti. Così il mercato si deforma e chi rispetta le regole paga il prezzo più alto».

Parliamo di sicurezza alimentare: ci sono elementi concreti?

«Sì. Il sistema europeo di allerta rapida segnala casi su riso importato: a fine gennaio 2026 partite con Thiamethoxam e Imidacloprid dal Pakistan e con oli minerali (MOSH/MOAH) su basmati dall’India; a gennaio aflatossine su riso dal Pakistan e a inizio febbraio aflatossina B1 su basmati dall’India. Sono fatti». 

Le proteste contro il Mercosur come si collegano al riso?

«Il Mercosur è il simbolo di una crisi più ampia di redditività. Senza reciprocità reale, l’apertura commerciale diventa un vantaggio per chi produce con regole diverse. Confagricoltura chiede un principio semplice: chi esporta in UE deve rispettare le stesse regole dei nostri agricoltori». 

Che cosa sta succedendo sul fronte dei mezzi tecnici disponibili in Italia?

«Stiamo perdendo strumenti. Dal 2010 i prodotti di sintesi disponibili sono scesi da 232 a 173: 61 sostanze attive in meno. Quando riduci le “armi” contro fitopatie e infestanti aumenti anche il rischio di resistenze: è un problema agronomico e di competitività». 

Sulla revisione del Sistema delle Preferenze Generalizzate, perché parlate di “clausola fantasma”?

«Perché la salvaguardia sul riso da Cambogia e Myanmar, così come è uscita dal trilogo, scatta solo oltre 561 mila tonnellate (+45% sulla media decennale). È una soglia troppo alta e rende lo strumento quasi inapplicabile». 

E i prezzi alla produzione?

«Sono sotto pressione. A gennaio 2026, per esempio, alcuni gruppi come Roma e Arborio sono arrivati a 40 e 60 €/q lordi. E per molte aziende i costi di produzione superano i 50 €/q: si lavora in perdita». 

Che cosa chiedete come Confagricoltura alle istituzioni europee e nazionali?

«Pacchetto chiaro: clausole specchio e controlli efficaci; revisione dei dazi fissati nel 2004 e ormai inadeguati; strumenti di stabilizzazione (stoccaggi e aiuti alimentari); più risorse per la promozione del riso italiano e per la tracciabilità. I divari sono evidenti: nell’UE 195 molecole sono vietate e 269 non sono approvate (dato 2022), mentre in India le vietate sono 56. Serve coerenza lungo tutta la filiera, includendo il tema dell’export di principi attivi vietati. L’Italia resta il primo produttore Ue, con circa 235mila ettari e 1,4 milioni di tonnellate: difendere il riso significa difendere lavoro, territori e sovranità alimentare».

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