Una decisione attesa da anni e destinata a incidere in modo concreto sulla gestione della risorsa idrica nel distretto del fiume Po. Con il via libera definitivo all’innalzamento dei livelli del Lago Maggiore fino a 1,40 metri, si apre una nuova fase nella programmazione e nell’utilizzo dell’acqua, con ricadute dirette su agricoltura, economia e ambiente.
La misura, sancita al termine della Conferenza Istituzionale Permanente e frutto di un lungo lavoro di concertazione coordinato dall’Autorità di Bacino del Fiume Po insieme a Regioni, consorzi ed enti coinvolti, consentirà di aumentare la capacità di accumulo del lago rispetto al limite finora fissato a 1,25 metri. Il risultato è un incremento immediato stimato tra i 20 e i 30 milioni di metri cubi d’acqua disponibili nei momenti di maggiore criticità, che possono tradursi in volumi complessivi fino a cinque volte superiori nel corso della stagione irrigua.
Si tratta di una leva strategica in un contesto sempre più segnato dalla variabilità climatica e dall’alterazione del ciclo delle precipitazioni. La possibilità di immagazzinare una maggiore quantità di acqua nel periodo primaverile, per poi utilizzarla nei momenti di maggiore fabbisogno, rappresenta un passo avanti significativo nella costruzione di un sistema più resiliente.
Per il comparto agricolo, e in particolare per la risicoltura – di cui il territorio pavese e la Lomellina sono uno dei cuori produttivi a livello europeo – questa decisione assume un valore ancora più rilevante. I circa 30 milioni di metri cubi aggiuntivi equivalgono, nelle fasi più critiche, a una riserva stimata in almeno 10 giorni di disponibilità idrica: un margine che può fare la differenza nelle stagioni più difficili.
Il tema è stato al centro anche dell’incontro che si è svolto il 27 aprile a Cascina Tessera, a Valeggio, promosso dall’Autorità di Bacino del Po e dedicato proprio alla risicoltura. Al tavolo erano presenti rappresentanti di Regione Lombardia e Piemonte, Ente Nazionale Risi, ANBI Lombardia e Università degli Studi di Milano, in un confronto che ha evidenziato la necessità di integrare sempre più la gestione della risorsa idrica con le esigenze produttive del territorio.
Confagricoltura Pavia, presente all’incontro, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto e per l’approccio adottato. «È emerso con chiarezza – sottolinea la presidente Marta Sempio – il valore di questi momenti di confronto, che si stanno dimostrando pragmatici ed efficaci. La risicoltura e la Lomellina sono centrali nella gestione dell’acqua e devono essere poste al centro di un nuovo modello che tenga conto delle difficoltà che le imprese stanno affrontando».
In un contesto di cambiamento climatico sempre più rapido, il binomio tra coltivazione del riso e gestione dell’acqua diventa infatti sempre più stretto. “Coltivare riso è, sempre più, coltivare acqua”: un concetto che sintetizza bene la sfida in atto e la necessità di strumenti adeguati per affrontarla.
Da qui la richiesta, avanzata da Confagricoltura Pavia, di dare continuità al percorso avviato. L’auspicio è che il tavolo di confronto rimanga attivo con una periodicità costante, accompagnato da studi e approfondimenti tecnici in grado di supportare decisioni sempre più mirate ed efficaci. Un impegno su cui l’organizzazione è già al lavoro, con l’obiettivo di mettere a disposizione dati e analisi utili all’intero sistema.
L’innalzamento dei livelli del Lago Maggiore rappresenta dunque un passaggio concreto nella direzione di una gestione più moderna e consapevole della risorsa idrica. Un segnale importante per il mondo agricolo e, più in generale, per tutti i territori che dipendono dall’equilibrio – sempre più delicato – tra acqua, produzione e ambiente.
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