Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la revisione del Sistema di Preferenze Generalizzato (SPG), confermando al 45% la soglia di incremento delle importazioni necessaria per attivare le clausole di salvaguardia nel settore risicolo. Una decisione che respinge gli emendamenti – sostenuti con forza da Confagricoltura – che puntavano ad abbassare tale soglia al 20%, rendendo più rapido ed efficace il meccanismo di tutela per le produzioni europee.
Il provvedimento, approvato con 459 voti favorevoli, 127 contrari e 70 astensioni, si inserisce nel quadro degli accordi commerciali preferenziali dell’Unione europea con i Paesi in via di sviluppo, tra cui Cambogia e Myanmar, consentendo l’accesso al mercato europeo con dazi ridotti o azzerati. Tuttavia, secondo Confagricoltura, il mantenimento di una soglia così elevata rischia di compromettere gravemente la tenuta del comparto risicolo europeo.
Alla vigilia del voto, il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, aveva rivolto un appello agli europarlamentari affinché venissero accolti gli emendamenti migliorativi. In particolare, la Confederazione aveva sottolineato la necessità di abbassare al 20% la soglia per l’attivazione automatica delle clausole di salvaguardia, così da garantire una risposta più tempestiva all’aumento delle importazioni e assicurare condizioni di reale reciprocità negli scambi commerciali.
“La soglia del 45% – ribadisce Confagricoltura – non consente di intervenire in modo efficace quando il mercato viene destabilizzato da flussi crescenti di prodotto a basso costo. Serve un meccanismo più sensibile e reattivo, in grado di proteggere concretamente le imprese agricole europee”.
Le preoccupazioni espresse dalla Confederazione riguardano in modo particolare i territori a forte vocazione risicola, come la Pianura Padana e il pavese, dove la coltivazione del riso rappresenta non solo un pilastro economico, ma anche un elemento strutturale del paesaggio, della gestione delle risorse idriche e dell’equilibrio ambientale.
Il rischio, evidenziato da Confagricoltura, è che l’attuale impostazione normativa favorisca una concorrenza non equilibrata, penalizzando i produttori europei che operano nel rispetto di standard ambientali, sociali e qualitativi più stringenti. Una situazione che potrebbe tradursi in una progressiva perdita di competitività per le aziende agricole, con effetti a catena sull’intera filiera agroindustriale.
“La tutela del riso europeo – sottolinea la Confederazione – non può essere subordinata a logiche commerciali che non tengono conto delle specificità produttive e territoriali. Occorre garantire condizioni di parità e strumenti di difesa adeguati, soprattutto in un contesto già segnato dalle difficoltà legate ai cambiamenti climatici e all’aumento dei costi di produzione”.
Il nuovo regolamento, che dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio dell’Unione europea, entrerà in vigore dal 1° gennaio e avrà una durata di dieci anni. Pur introducendo criteri più stringenti per l’accesso ai benefici commerciali – legati al rispetto di standard internazionali su clima, diritti e governance – secondo Confagricoltura non rappresenta un passo avanti sufficiente per la tutela del comparto risicolo europeo.
Da qui la richiesta di continuare a lavorare, anche nei prossimi passaggi istituzionali, per correggere un’impostazione che viene giudicata inadeguata. Per Confagricoltura, la priorità resta quella di garantire strumenti efficaci di salvaguardia, capaci di intervenire prima che gli squilibri di mercato producano effetti irreversibili sulle imprese e sui territori.
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